AREE DI INTERVENTO

Il mio approccio alle persone e ai problemi che portano si basa sulla teoria sistemico-relazionale.

Il fulcro è l’individuo con la sua storia di sviluppo familiare; grande importanza riveste la relazione tra famiglia e individuo. Tale posizione è teorizzata da Bowen, Boszormenyi-Nagy, Whitaker, Ackerman, Framo. Nell’equilibrio tra appartenenza e separazione ciascun individuo, nel corso della sua storia, dovrebbe essere in grado di emanciparsi dalla famiglia di origine, superando i propri bisogni di dipendenza. In questo modello un ruolo importante ha la storia, il rapporto con figure significative del passato, la famiglia di origine e la rete sociale. Il processo di comprensione dell’individuo e delle sue tappe di sviluppo viene inserito in uno schema di osservazione trigenerazionale che permette di osservare i comportamenti attuali di una persona come segnali indiretti di bisogni e coinvolgimenti emotivi del passato che trovano lo spazio e il tempo di manifestarsi concretamente nelle relazioni presenti. La costruzione di nuovi legami affettivi, come i legami di coppia e la loro evoluzione, è correlata alla possibilità di separarsi da questi vincoli del passato.

GENITORI E FIGLI

” Non so più come comportarmi, le ho provate tutte!” Questa la frase che mi sento ripetere spesso durante un primo colloquio. Frustrazione, senso di impotenza, delusione delle aspettative. Sono solo alcuni dei vissuti che i genitori si ritrovano ad esprimere quando nella crescita del proprio figlio sentono che qualcosa non sta funzionando bene. Che sia la gestione dei compiti scolastici, le regole da rispettare, i conflitti tra fratelli, la scelta dello sport, l’utilizzo eccessivo dello smartphone; può ritenersi utile, consultare un professionista del benessere mentale che possa accompagnare i genitori nel trovare nuove strategie per ad aiutare il proprio figlio a crescere con una buona autostima e capace di gestire le sfide della vita.

Nella crescita poi, è possibile che i bambini anche misurandosi con il mondo esterno, possano incorrere in problematiche di vario tipo come ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare, disturbi psicosomatici, dipendenze.

Aiutare un bambino sintomatico, non significa intervenire su di lui per risolvere il suo disagio, ma aiutare la sua famiglia a ritrovare la propria serenità, mettendola di nuovo in grado di garantire al piccolo la sicurezza e la continuità della fiducia nelle persone a lui più care: la mamma e il papà.

La terapia familiare è il contesto elettivo anche per accogliere i disagi adolescenziali, perché supporta il ragazzo o la ragazza all’interno delle sue relazioni primarie, favorendo in tal modo la riappropriazione di risorse e strumenti utili a ridurre le conflittualità e recuperare una prospettiva evolutiva. Le sedute di terapia familiare hanno cadenza quindicinale.

Sono referente territoriale per la Provincia di Potenza della Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche Gap e Cyberbullismo (www.dipendenze.com)

ADULTI

Coloro che avvertono un disagio psicologico/comportamentale proprio o di un familiare e che sentono la necessità di essere aiutati a comprendere la natura e l’entità del problema. Un disagio diffuso, esistenziale, la sensazione costante di difficoltà a vivere serenamente e affrontare la quotidianità. Un problema puntuale e circoscritto, legato ad una situazione in particolare.

COPPIE

Il numero crescente di divorzi conferma che la relazione della coppia moderna è in profonda sofferenza. Lo scopo della terapia di coppia non è salvare a tutti i costi il matrimonio, l’esito non può  essere definito a priori. Possono richiedere una consulenza tutte quelle coppie, che vivono un periodo critico o di confusione nel proprio rapporto e che desiderino essere aiutate a comprenderne i significati, per poter essere in grado di fare scelte più mature relativamente al proprio futuro. Accompagnamento delle coppie durante o dopo una separazione coniugale, affinché la coppia in crisi possa trovare un migliore assetto sia personale che relazionale, in particolare rispetto alla gestione dei figli. Gli incontri con la coppia hanno cadenza quindicinale e le sedute potrebbero essere condotte, avvalendomi di un/a collega in co-terapia.

ALZHEIMER

Nel momento in cui in una famiglia entra la diagnosi di Alzheimer, tutto perde di significato. Si ha come l’impressione che le cose potranno solo peggiorare e che non ci sia via d’uscita. Il caregiver può sperimentare sensazione di impotenza, frustrazione, fatica e solitudine, ma il supporto psicologico individuale, la partecipazione ad un gruppo di auto-mutuo aiuto, la formazione ad un corso specifico sulla tematica può permettergli di uscire dall’isolamento e diventare un curante esperto. L’obiettivo è il mantenere una buona qualità di vita, nonostante la malattia. Effettuo colloqui di sostegno ai caregivers di persone con diagnosi di demenza, sono conduttore del gruppo di auto mutuo aiuto  ABC®secondo l’approccio capacitante di Pietro Vigorelli (www.approcciocapacitante.it) e formatore al corso STAR – C secondo il modello di Linda Teri (https://supportocaregivers.wordpress.com/). Sono operatore Gentlecare®.

FORMAZIONE

Realizzo corsi di formazione per Scuole, Enti Pubblici e del terzo Settore.

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